Ilgenosociogrammaè il principale strumento dellapsicogenealogia: è unalbero genealogicoarricchito, che oltre a nomi e date raccoglie gli eventi importanti, i legami affettivi, i silenzi e le coincidenze di una famiglia, su più generazioni. Sullo stesso foglio compaiono la nonna rimasta vedova a trent’anni, lo zio emigrato di cui non si parla, il nome che torna di padre in figlio, e da quel disegno la storia familiare comincia a raccontarsi.
In questa pagina si trovano il significato del genosociogramma, le sue origini, la differenza con il genogramma e l’albero genealogico, i passaggi per costruirlo, i simboli, un esempio e ciò che si osserva quando il disegno è finito.
- Il genosociogramma è un albero genealogico commentato, che mostra eventi, legami e coincidenze di una famiglia su più generazioni.
- Unisce l’albero genealogico e il sociogramma di Jacob Levi Moreno, e deve il suo sviluppo ad Anne Ancelin Schützenberger.
- Il genogramma, nato in ambito clinico con Murray Bowen e reso noto da McGoldrick e Gerson nel 1985, ne è il parente più vicino.
- Si costruisce in tre fasi: raccolta delle informazioni, disegno con i simboli, osservazione delle ripetizioni.
- Lavora sulla percezione che la persona ha della propria storia familiare, e per questo può includere anche chi non è parente.
Cos’è il genosociogramma
Il nome unisce due parole:genealogia, cioè l’albero della famiglia, esociogramma, il disegno dei legami e delle relazioni tra le persone. Il genosociogramma è quindi un albero genealogico commentato.
Secondo la definizione più diffusa è unalbero genealogico che tiene conto, oltre che dei legami di parentela, anche del ripetersi di particolari eventi di generazione in generazione. Per questo è il punto di partenza di ogni percorso di psicogenealogia: rende visibile in un solo colpo d’occhio ciò che a voce richiederebbe ore di racconto.
Da dove nasce: Moreno, Bowen e Schützenberger
Il genosociogramma ha due radici. La prima è il sociogramma diJacob Levi Moreno, il disegno che mostra con frecce chi è legato a chi in un gruppo. La seconda è il genogramma della terapia familiare:Murray Bowennesviluppò il concetto negli anni Settanta, chiamandolo “diagramma familiare”, e Monica McGoldrick e Randy Gerson lo resero noto con un libro del 1985.
La psicologa franceseAnne Ancelin Schützenberger(1919-2018), professoressa all’Università di Nizza, ha sviluppato la tecnica del genosociogramma e l’ha resa famosa con il libroLa sindrome degli antenati, uscito in Francia nel 1998 e in Italia nel 2004. Nel suo lavoro il disegno della famiglia diventa il modo per osservare le date che ritornano, i segreti e i legami tra le generazioni.
Genosociogramma, genogramma e albero genealogico: le differenze
I tre strumenti si somigliano, ma guardano alla famiglia con occhi diversi.
| Strumento | Che cosa mostra | Dove si usa |
|---|---|---|
| Albero genealogico | Nomi, date di nascita e di morte, legami di parentela | Ricerca storica e anagrafica |
| Genogramma | Relazioni familiari e storia medica, con simboli standard | Terapia familiare e ambito clinico |
| Genosociogramma | Eventi, legami affettivi, ripetizioni, segreti e contesto sociale della famiglia | Psicogenealogia e lavoro sulla propria storia |
La differenza tra genogramma familiare e genosociogramma è sottile: il secondo allarga lo sguardo al contesto sociale e culturale in cui la famiglia ha vissuto, e soprattutto ai legami affettivi, che vengono segnati con le frecce del sociogramma. L’albero genealogico raccoglie chi c’è stato, il genosociogramma esplora che cosa si è mosso dentro quella famiglia.
Come si fa un genosociogramma: i passaggi
Costruire un genosociogramma richiede tempo e pazienza, perché la memoria della famiglia si rivela un poco alla volta. Il lavoro si svolge in tre fasi.
- La raccolta delle informazioni.Si parte da sé e si risale indietro nel tempo, di solito da due a più generazioni. Si raccolgono i dati anagrafici (nome, cognome, data e luogo di nascita e di morte) e poi le informazioni più personali: professioni, malanni, cause di morte, unioni fuori dal matrimonio, nascite, patrimoni perduti o guadagnati. Conta ogni evento che ha lasciato un segno emotivo nella famiglia, compreso ciò che si sa solo per sentito dire.
- Il disegno.Con i simboli grafici si mettono su carta le persone, i legami e gli eventi. Il foglio può crescere in larghezza e in altezza, e aggiungere fogli quando serve lascia spazio a ciò che la famiglia ha da mostrare.
- L’osservazione.Quando il disegno è pronto si cercano le ripetizioni: date, età, nomi, mestieri, eventi che ritornano, vuoti di informazione, persone di cui nessuno parla. È il momento in cui la storia familiare comincia a prendere senso.
Chi si può inserire nel genosociogramma?
Una domanda che emerge spesso durante le sessioni è: posso inserire anche una persona che non è della mia famiglia, ma che è stata molto importante per me? La risposta è sì. È una delle caratteristiche che distinguono il genosociogramma dall’albero genealogico classico, che ammette solo i parenti di sangue: qui trovano posto la balia, il padrino, il primo amore, chiunque abbia lasciato una traccia nella vita della famiglia.
Il genosociogramma lavora infatti sullapercezioneche la persona ha della propria storia familiare, più che sulla realtà oggettiva dei documenti. Anche un ricordo incerto o un racconto contraddittorio diventa un’informazione preziosa.
I simboli del genosociogramma
Essendo un disegno, ogni persona e ogni legame hanno un proprio segno. I simboli di base sono gli stessi delgenogramma:
- unquadratoper gli uomini e uncerchioper le donne;
- unalinea continuatra due persone per il matrimonio e unalinea tratteggiataper una convivenza o una relazione importante;
- ifiglisotto la linea della coppia, da sinistra a destra in ordine di nascita.
Nella pratica della psicogenealogia si usa anche iltriangolo, che segna una gravidanza; nell’orientamento tedesco il triangolo indica gli uomini al posto del quadrato usato nell’orientamento francese.
Il genosociogramma aggiunge lefrecce sociometriche, che indicano la direzione e la forza dei legami affettivi o di potere, e le note scritte accanto a ogni persona: mestieri, malanni, traslochi, eventi importanti, frasi ricorrenti.
Un esempio di genosociogramma
Immaginiamo Giulia, 40 anni, che disegna il genosociogramma della sua famiglia. Partendo da sé risale ai genitori, ai nonni e ai bisnonni, e accanto a ciascuno annota date ed eventi. A poco a poco sul foglio emergono alcune coincidenze:
- la bisnonna e la nonna materna sono rimaste vedove intorno ai quarant’anni;
- il nome Giovanni compare in tre generazioni, sempre dato al primo figlio maschio;
- uno zio della madre è emigrato giovane e in casa nessuno ne parla;
- Giulia ha cambiato lavoro proprio a quarant’anni, la stessa età in cui sua madre aveva chiuso l’attività di famiglia.
Nessuno di questi fatti, preso da solo, dice molto. Messi uno accanto all’altro nel disegno, aprono delle domande: che cosa è successo a quarant’anni in questa famiglia, perché quello zio è uscito dal racconto, che cosa porta con sé chi riceve il nome Giovanni. Sono domande da cui parte il lavoro di osservazione.
Che cosa si osserva in un genosociogramma
Quando il disegno è completo, si osserva la presenza di eventi che si ripresentano nella famiglia. Tra i più frequenti ci sono:
- date ed età che ritornano, come accade nellasindrome da anniversario;
- nomi ripetutie ilprogetto senso, cioè le aspettative che accompagnano un figlio ancora prima della nascita;
- segreti e tabù, che poi tanto segreti non sono, perché trovano comunque un modo per farsi sentire;
- mestieri e scelte di vitache sembrano rispondere a una storia precedente, come imestieri di riparazione, e i salti di posizione sociale legati allanevrosi di classe;
- lealtà e appartenenze, come lalealtà familiare invisibilee lalegge di appartenenzaal gruppo.
Tutto ciò che entra in risonanza con la persona merita attenzione. È qui che il genosociogramma diventa uno strumento dianalisi transgenerazionale: mette in relazione più generazioni e mostra come certememorie transgenerazionalipassano dai nonni ai nipoti.
Il genosociogramma nella mia esperienza
Ogni tanto mi fermo a pensare a che cosa mi abbia portata a scegliere questo lavoro, e perché accompagnare le persone a disegnare il proprio genosociogramma. Nel tempo, incontrando gli altri e osservando le loro famiglie d’origine, ne intuivo il motivo, ma tutto è diventato più chiaro quando ho messo su carta la mia famiglia.
Man mano che recuperavo le informazioni, le stesse che oggi accompagno a ritrovare, capivo che cosa significa sapere, conoscere, riconoscere e dare senso. È il senso che vedo ogni giorno negli occhi di chi inizia con me un percorso di psicogenealogia ecostellazioni familiarisistemiche spirituali: uno sguardo curioso e un po’ timoroso insieme, di chi vuole capire, comprendere e comprendersi.
Nella mia modalità il foglio bianco è grande e si allarga in lunghezza e in altezza, aggiungendo fogli quando serve, perché ho osservato che quello spazio in più permette alla famiglia d’origine di esprimersi. Succede qualcosa di simile alla messa in scena di una costellazione familiare: attraverso ciò che si conosce emerge ciò che non si conosceva, le informazioni e i ricordi custoditi nellamemoria familiareed espressi in ciascun membro della famiglia.
In quel momento il tempo passa in secondo piano. Si incontrano i miti familiari, che hanno messo radici silenziose nelle credenze e nelle abitudini della famiglia. A volte si scopre che la scomparsa di uno zio è stata così importante da orientare le professioni delle generazioni successive. Altre volte si osservano matrimoni combinati che, guardati dall’alto, mostrano un disegno più grande, quello che ci ha portati proprio in quella famiglia. Riconoscere tutto questo permette di onorare la propria famiglia d’origine come fonte di vita e di forza, e di dirigersi verso il proprio benessere personale.
Il genosociogramma e il sistema familiare
Alla base del genosociogramma c’è un’idea semplice e insieme profonda: la famiglia è unsistema, un insieme di persone legate da relazioni in cui ciò che accade a una tocca anche le altre. È l’idea al centro dellateoria generale dei sistemidi Ludwig von Bertalanffy, che ha portato a guardare le relazioni oltre il semplice rapporto di causa ed effetto.
Nelsistema familiarec’è il legame genealogico tra antenati e discendenti, e c’è un sistema più ampio, in cui entra chiunque abbia lasciato una traccia emotiva nella storia della famiglia. Quando due persone si incontrano, si incontrano anche due famiglie d’origine con le loro storie. Nelle costellazioni familiari questo legame viene letto anche attraverso l’immagine dell’entanglement, il legame che in fisica unisce particelle anche a grande distanza.
