Murray Bowen: la teoria dei sistemi familiari

Murray Bowenè lo psichiatra americano che ha descritto la famiglia come un’unità emotiva, un sistema in cui ciò che vive una persona si collega a ciò che vivono le altre e a ciò che è accaduto nelle generazioni precedenti. Da questa osservazione è nata lateoria dei sistemi familiari di Bowen, uno dei pilastri della terapia familiare sistemica.

Certe famiglie sembrano portare con sé una storia che ritorna: un nonno che ha perso tutto a quarant’anni, un padre che si è ritrovato nella stessa situazione alla stessa età, un figlio che percorre lo stesso sentiero senza saperlo. Bowen ha dato a questa trasmissione un nome e una struttura, e il suo lavoro è il terreno su cui la psicogenealogia incontra la lettura sistemica della famiglia.

Punti chiave

  • Murray Bowen (1913-1990) ha sviluppato dagli anni Cinquanta una teoria che guarda alla famiglia come a un’unità emotiva.
  • La teoria si regge su otto concetti collegati, tra cui triangoli, differenziazione del sé, trasmissione multigenerazionale e taglio emotivo.
  • La differenziazione del sé è la capacità di restare in relazione mantenendo un senso di sé stabile, e cambia da persona a persona.
  • Il livello di differenziazione si tramanda tra le generazioni attraverso triangolazioni e modi ripetuti di gestire la tensione.
  • Il genogramma rende visibile questa trasmissione ed è l’antenato del genosociogramma usato in psicogenealogia.

Chi era Murray Bowen

Murray Bowen nasce il 31 gennaio 1913 a Waverly, nel Tennessee, primo di cinque figli, e muore il 9 ottobre 1990. È stato psichiatra e professore di psichiatria alla Georgetown University ed è ricordato tra i pionieri della terapia familiare (Wikipedia, Murray Bowen).

Dopo la laurea in medicina all’Università del Tennessee e gli anni nell’esercito durante la guerra, il suo interesse si sposta dalla chirurgia alla psichiatria. Dal 1946 al 1954 si forma alla Menninger Foundation di Topeka, in Kansas. Dal 1954 al 1959 lavora al National Institute of Mental Health di Bethesda, dove studia famiglie in cui un figlio adulto viveva gravi difficoltà e osserva da vicino come i genitori e il figlio reagiscono l’uno all’altro.

Da quelle osservazioni prende forma l’idea della famiglia come unità emotiva. Dal 1959 al 1990 insegna al Georgetown University Medical Center di Washington, dove fonda un centro dedicato alla famiglia che dopo la sua morte diventa il Bowen Center for the Study of the Family. Tra il 1978 e il 1982 è il primo presidente dell’American Family Therapy Association, e nel 2002 i suoi documenti sono stati donati alla National Library of Medicine degli Stati Uniti.

La teoria dei sistemi familiari: la famiglia come unità emotiva

La teoria dei sistemi familiari di Bowen è una teoria del comportamento umano che vede la famiglia come un’unità emotiva e usa il pensiero sistemico per descriverne le interazioni. È la definizione data dal centro che porta il suo nome (The Bowen Center, Introduction to the Eight Concepts). I membri di una famiglia sono profondamente collegati sul piano emotivo, al punto che il cambiamento di uno è seguito da cambiamenti corrispondenti negli altri.

Questa interconnessione tiene unita la famiglia e ne rende possibile la cooperazione. Quando la tensione cresce, però, si diffonde da una persona all’altra come un’onda, e la vicinanza che prima sosteneva diventa faticosa da reggere. Bowen chiama fusione emotiva lo stato in cui i singoli vivono questa onda come il proprio umore personale, anziché riconoscerla come un processo che attraversa tutto il sistema.

In questi momenti qualcuno tende a farsi carico più degli altri delle attese e delle preoccupazioni familiari. È la persona che si adatta di più per ridurre la tensione intorno a sé e che, proprio per questo, assorbe una parte maggiore dell’agitazione del sistema. Per chi conosce la lettura delledinamiche del sistema familiareè un’osservazione familiare: il disagio di uno racconta qualcosa che riguarda tutti.

Gli otto concetti della teoria di Bowen

Bowen ha costruito la sua teoria su otto concetti collegati tra loro, elencati dal Bowen Center in quest’ordine. Ciascuno descrive un aspetto dello stesso processo emotivo, osservato nella coppia, nei figli, tra le generazioni e nella società.

ConcettoChe cosa descrive
TriangoliIl coinvolgimento di una terza persona quando la tensione tra due cresce.
Differenziazione del séLa capacità di restare in relazione mantenendo un senso di sé distinto.
Processo emotivo della famiglia nucleareI modi ricorrenti con cui la famiglia di genitori e figli distribuisce la tensione.
Processo di proiezione familiareIl passaggio delle preoccupazioni dei genitori su uno o più figli.
Processo di trasmissione multigenerazionaleIl passaggio dei livelli di differenziazione da una generazione all’altra.
Taglio emotivoLa distanza fisica o emotiva presa da un familiare per gestire l’intensità del legame.
Posizione tra fratelliL’influenza dell’ordine di nascita sul modo di stare nelle relazioni.
Processo emotivo della societàGli stessi movimenti emotivi osservati nei gruppi sociali più ampi.

Le sezioni che seguono approfondiscono i concetti più vicini allo studio della storia familiare: la differenziazione del sé, il taglio emotivo, i triangoli e la trasmissione tra le generazioni.

La differenziazione del sé: restare sé stessi dentro la relazione

Schema della differenziazione del Sé secondo BowenIl concetto più originale e centrale della teoria di Bowen è ladifferenziazione del sé: la capacità di mantenere un senso di sé distinto, stabile e autonomo anche quando si è immersi in relazioni emotivamente intense.

Una persona con una buona differenziazione resta presente e in contatto con gli altri, sente ciò che accade nella relazione e conserva la propria direzione anche quando la tensione si alza. Il pensiero rimane chiaro nei momenti più accesi, e le scelte nascono dai propri valori più che dalla spinta a compiacere o a reagire.

La differenziazione si esprime su due livelli:

  • Dentro di sé:la capacità di distinguere il pensiero riflessivo, che valuta, sceglie e orienta, dalla reattività automatica, che risponde d’istinto all’emotività altrui. Quando i due livelli si fondono, il pensiero si mette al servizio delle emozioni e finisce per giustificarle più che orientarle.
  • Nelle relazioni:la capacità di restare in contatto con le persone significative conservando la propria posizione, i propri valori e la propria direzione. Chi ha una differenziazione più bassa tende a oscillare tra due poli, il dissolversi nell’altro e l’allontanarsi per proteggersi.

Differenziarsi significa quindi stare nella propria famiglia in un modo nuovo, con affetto e con un senso di sé che regge anche nei momenti di maggiore intensità. È una qualità che si costruisce dentro le relazioni, lungo tutta la vita.

Il taglio emotivo

Bowen descrive con precisione un terzo esito, iltaglio emotivo: quando la tensione in una relazione significativa diventa difficile da sostenere e la differenziazione è ancora fragile, alcune persone recidono il legame, fisicamente, emotivamente o in entrambi i modi.

Il taglio ha l’aspetto dell’autonomia e in realtà è il segno di un legame che conserva un forte carico interiore. Congela la dinamica così com’è, e spesso la consegna intatta alla generazione successiva, che si ritrova a vivere la stessa distanza con nomi e luoghi diversi.

I triangoli: quando un terzo entra nella tensione di due

Bowen osserva che la relazione a due è il sistema più instabile che esista. Ogni volta che la tensione tra due persone supera una certa soglia, il sistema coinvolge in modo automatico una terza persona che ne assorbe una parte e stabilizza la coppia per un po’.

Questo movimento si chiamatriangolazioneed è uno dei più diffusi e meno riconoscibili nella vita familiare. Diventa delicato quando coinvolge i figli: il bambino che si ritrova a gestire senza saperlo la tensione tra i genitori, a raccogliere le preoccupazioni di un adulto o a fare da mediatore in situazioni che appartengono ad altri.

Salvador Minuchin, nella sua lettura dellastruttura familiare, descrive un movimento affine con il concetto di portatore del segnale, mentre Bowen lo inquadra in una prospettiva che attraversa le generazioni. Per il figlio coinvolto questa posizione lascia un segno: impara a leggere le emozioni degli adulti prima di riconoscere le proprie e costruisce un senso di sé che ruota attorno alle richieste del sistema.

La trasmissione multigenerazionale: ciò che si tramanda

Uno dei contributi più profondi della teoria di Bowen riguarda il modo in cui certi modi di stare nelle relazioni passano da una generazione all’altra. Genitori con una differenziazione medio-bassa possono trasmettere ad alcuni figli, attraverso la proiezione delle proprie preoccupazioni e la triangolazione, un livello di differenziazione ancora più basso del proprio.

Quel figlio, da adulto, tende a scegliere un partner con un livello di differenziazione simile al suo, attratto da chi gestisce vicinanza e distanza in un modo che gli è familiare. Con i propri figli, poi, può ripetere gli stessi movimenti. Nel corso di tre, quattro o cinque generazioni questo processo può rendere i discendenti sempre più esposti a difficoltà relazionali, emotive o corporee.

Il processo resta aperto al cambiamento. Quando qualcuno nel sistema porta alla consapevolezza questo modo di stare nelle relazioni e inizia un percorso di trasformazione, la direzione può cambiare. È proprio su questo terreno che la teoria di Bowen incontra la psicogenealogia, che ha fatto della trasmissione tra generazioni il proprio oggetto di studio.

Il genogramma: rendere visibile la storia della famiglia

Per osservare questa trasmissione nel tempo Bowen ha usato una mappa visiva della famiglia, che il Bowen Center chiama family diagram e descrive come la rappresentazione grafica di fatti di funzionamento su più generazioni. In Italia è conosciuto soprattutto come genogramma e, con il contributo di altri studiosi, è diventato ilgenosociogramma.

Il genogramma è un albero genealogico arricchito: raccoglie relazioni, tensioni, tagli emotivi, legami di vicinanza e di distanza che hanno attraversato la famiglia, su almeno tre generazioni. Costruirlo permette spesso di vedere per la prima volta quali temi si ripetono, a quale età certi eventi ritornano e quali ruoli si tramandano, ed è un gesto di consapevolezza che apre uno spazio di riflessione sulla propria storia.

Bowen, la psicogenealogia e le lealtà invisibili

La teoria di Bowen trova un interlocutore diretto nel lavoro diAnne Ancelin Schützenberger, fondatrice della psicogenealogia. Schützenberger ha descritto lasindrome da anniversario: eventi significativi della storia familiare che tendono a ripresentarsi a distanza di generazioni, spesso alla stessa età degli antenati. Bowen offre una chiave per comprendere come questa trasmissione avvenga, attraverso catene di triangoli, livelli di differenziazione tramandati e modi ricorrenti di gestire la tensione.

Accanto a lui,Ivan Boszormenyi-Nagyha descritto lalealtà familiare invisibilee ilgrande libro dei conti della famiglia, cioè l’insieme di crediti e debiti emotivi che passano tra le generazioni. Sono due autori distinti che guardano lo stesso territorio da angolazioni diverse, e leggerli insieme arricchisce la comprensione delle scelte che ciascuno compie dentro la propria storia familiare.

Il confronto con l’altra grande lettura sistemica della famiglia è il tema dell’articoloMinuchin e Bowen: due sguardi per capire la famiglia. Il pensiero di Bowen sulla differenziazione è invece al centro della recensione del libroDalla famiglia all’individuo.

Domande frequenti

Chi era Murray Bowen?
Murray Bowen (1913-1990) è stato uno psichiatra americano, professore alla Georgetown University e tra i pionieri della terapia familiare. Dagli anni Cinquanta, prima al National Institute of Mental Health e poi a Georgetown, ha sviluppato la teoria dei sistemi familiari, che guarda alla famiglia come a un’unità emotiva in cui ognuno risente di ciò che vivono gli altri.
Cos'è la teoria dei sistemi familiari di Bowen?
È una teoria del comportamento umano che vede la famiglia come un’unità emotiva, in cui i membri sono collegati al punto che il cambiamento di uno si riflette sugli altri. Si regge su otto concetti, tra cui triangoli, differenziazione del sé e trasmissione multigenerazionale.
Differenziarsi significa allontanarsi dalla famiglia?
Differenziarsi significa restare in relazione con la propria famiglia conservando un senso di sé stabile, anche nei legami più intensi. La differenziazione si costruisce dentro le relazioni e convive con l’affetto per i propri familiari.
Cos'è il taglio emotivo secondo Bowen?
È il modo in cui alcune persone gestiscono l’intensità di un legame familiare recidendolo, fisicamente o emotivamente. Ha l’aspetto dell’autonomia e in realtà conferma la forza di quel legame: congela la dinamica e spesso la consegna alla generazione successiva.
Come si riconosce una triangolazione?
Alcuni segnali sono ricorrenti: portare messaggi tra due persone che si parlano poco, sentirsi responsabili delle emozioni di qualcuno, avvertire che prendere posizione equivarrebbe a tradire l’altro. Riconoscere il triangolo è il primo passo per trovare un posto diverso al suo interno.
Che cosa lega Bowen e la psicogenealogia?
Entrambe guardano alla trasmissione tra generazioni. Bowen ne descrive i meccanismi con la differenziazione e i triangoli, la psicogenealogia di Anne Ancelin Schützenberger la osserva nelle ripetizioni e nelle date della storia familiare, e il genogramma è lo strumento che le accomuna.

Chi scrive: Elisa Venturi

Operatrice Olistica in Costellazioni Familiari a indirizzo sistemico spirituale e Facilitatrice in Psicogenealogia.

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