Icicli di vita ogni 7 annidescrivono l’esistenza come una serie di tappe della durata di sette anni, i cosiddetti settenni: a ogni passaggio si chiude una fase e se ne apre un’altra, con compiti, domande e risorse nuove. Molte persone lo riconoscono guardando la propria storia: i 7 anni con l’ingresso a scuola, i 14 con l’adolescenza, i 21 con i primi passi da adulti, i 42 con il desiderio di cambiare direzione. Sono i cicli della vita che ognuno può ritrovare nella propria storia.
L’idea è antica ed è stata ripresa nel Novecento da Rudolf Steiner e dalla pedagogia Waldorf. In questa pagina si trovano l’origine dei settenni, la verità sulla frase “ogni 7 anni le cellule si rinnovano” e la tabella delle nove fasi con il link a ciascuna. Chiude la pagina il modo in cui i cicli di vita permettono di leggere la storia di una famiglia.
- I settenni dividono la vita in periodi di sette anni, ciascuno con un proprio tema di crescita.
- Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, ne ha fatto la base della pedagogia Waldorf per i primi tre settenni.
- L’idea che tutte le cellule del corpo si rinnovino ogni 7 anni è un’immagine semplificata: le cellule di un adulto hanno in media dai 7 ai 10 anni e alcune durano tutta la vita.
- I settenni sono una chiave di lettura simbolica della biografia, utile per riconoscere passaggi e ripetizioni.
- Nella storia di famiglia permettono di osservare le età a cui accadono gli eventi importanti, generazione dopo generazione.
Cosa sono i cicli di vita ogni 7 anni
Secondo questa visione la vita procede per periodi di sette anni, e ogni periodo porta con sé un compito: crescere nel corpo, imparare, scoprire chi si è, costruire, fare un bilancio, trasmettere. La fine di un settennio è spesso vissuta come una soglia, un momento in cui qualcosa si chiude e chiede di essere lasciato andare.
Molte delle idee di questa pagina vengono dal libroLa tua vita cambia ogni 7 annidi Pierre Lassalle e Brigitte Maffray (Il Punto d’Incontro, 2012). Il libro presenta i cicli di vita come «una teoria conosciuta fin dall’antichità», basata su «periodi di 7 anni che segnano delle tappe fondamentali nell’evoluzione della persona». Per gli autori chi chiude un ciclo fa bene a sistemare le questioni rimaste aperte, che altrimenti tendono a ritornare.
È vero che ogni 7 anni le cellule si rinnovano?
La frase “ogni 7 anni il corpo rinnova tutte le sue cellule” circola moltissimo, ma è un’immagine semplificata. Un gruppo dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, guidato da Jonas Frisén, ha datato le cellule umane. Lo studio, presentato dallaCommissione europea sul portale CORDIS, ha stimato chel’età media delle cellule di un adulto va dai 7 ai 10 anni.
Le cellule, inoltre, si rinnovano in momenti diversi, e alcuni tipi durano dalla nascita alla morte, come una parte delle cellule della corteccia cerebrale. Il corpo quindi cambia di continuo, senza un “rinnovo completo” a scadenza fissa.
I settenni restano allora quello che sono: una chiave di lettura simbolica della biografia, utile anche senza appoggiarsi alla biologia. Permettono di dare un nome alle stagioni della vita e a riconoscere quando un passaggio chiede attenzione.
I settenni di Rudolf Steiner e la pedagogia Waldorf
Nel Novecento l’idea dei settenni è stata ripresa daRudolf Steiner(1861-1925), filosofo austriaco e fondatore dell’antroposofia. Steiner ne ha fatto la base della sua idea di educazione: lapedagogia Waldorfindica tre periodi tipici, corrispondenti ai primi tre settenni, «secondo cui ogni sette anni si completa un arco di sviluppo dell’individuo».
Il primo settennio va dalla nascita ai sette anni, il secondo dai sette ai quattordici, il terzo dai quattordici ai ventuno. Lassalle e Maffray proseguono questa lettura per tutta la vita adulta e associano a ogni settennio un pianeta del sistema solare, come immagine simbolica delle sue qualità.
I 9 settenni della vita
Ecco le nove fasi del ciclo della vita, raccolte in tre grandi periodi di ventun anni. Ogni settennio ha una pagina dedicata con il racconto delle sue caratteristiche.
| Settennio | Età | Tema della fase | Pianeta (Lassalle e Maffray) |
|---|---|---|---|
| 1° | da 0 a 7 anni | Il corpo e l’imitazione: si cresce imparando dagli adulti | Luna |
| 2° | da 7 a 14 anni | La scuola, il ritmo, l’apprendimento | Mercurio |
| 3° | da 14 a 21 anni | L’adolescenza e la ricerca di sé | Venere |
| 4° | da 21 a 28 anni | I primi passi da adulti, le scelte di lavoro e di coppia | Sole |
| 5° | da 28 a 35 anni | Costruire: casa, famiglia, professione | Sole |
| 6° | da 35 a 42 anni | Il bilancio di metà vita e le domande sul senso | Sole |
| 7° | da 42 a 49 anni | La scelta di cambiare direzione | Marte |
| 8° | da 49 a 56 anni | La maturità e il dono di ciò che si è imparato | Giove |
| 9° | da 56 a 63 anni e oltre | La saggezza, il raccogliere e il trasmettere | Saturno |
I primi tre settenni, fino ai 21 anni, sono il tempo della formazione, in cui si riceve dalla famiglia e dalla scuola. Dai 21 ai 42 anni si costruisce la propria vita e si prende coscienza di sé, mentre dai 42 anni in poi si raccoglie ciò che si è seminato e si trasmette alle generazioni che vengono dopo.
I settenni nella storia di famiglia
In psicogenealogia le età contano molto. Quando si costruisce ilgenosociogramma, l’albero genealogico arricchito con gli eventi e i legami della famiglia, accanto ai nomi si annotano le date: nascite, matrimoni, partenze, lutti. Leggerle con i settenni in mente fa emergere coincidenze che prima passavano inosservate.
Capita, per esempio, che una persona viva una separazione a 35 anni, la stessa età in cui il padre lasciò la famiglia, oppure che senta il desiderio di cambiare lavoro a 42 anni, come era successo alla nonna. Lasindrome da anniversariodescrive proprio questi ritorni di date ed età, e la pagina suicicli familiari ricorrentiracconta perché certi eventi si ripetono nel tempo.
Guardare ai cicli di vita propri insieme a quelli dei genitori e dei nonni permette di distinguere ciò che appartiene alla propria fase di crescita da ciò che arriva dalla storia della famiglia. Un passaggio difficile a una certa età diventa così più comprensibile, e la chiusura di un ciclo può diventare l’occasione per lasciare indietro ciò che non serve più.
